QUANDO LE GARE POSSONO DIVENTARE STRESSANTI PER IL CANE…

Pszedli ( Pan di Zenzero)

Da circa due mesi, sto lavorando con un soggetto Afghano femmina, proveniente dall’Ungheria, ora in stallo da Alessia Giulia Aleppo dell’Allevamento Honeydark Labradors che si occupa anche dei Levrieri Afghani con grandi risultati nei Ring di Esposizioni Nazionali, Internazionali, Europee e Mondiali.

Alessia in questa occasione mi chiese se potevo aiutare Puszedli (in Ungherese significa Pan di Zenzero) a ritrovare un po’ di serenità.
Il problema che Puszedli manifestava non era altro che Stress accumulato nei ring d’esposizione.
Purtroppo la sua proprietaria, grande appassionata di gare, ora si ritrovava un soggetto che non ne voleva più sapere di: folla, calca, ressa, giudici, toelettatori.
La troppa manipolazione da parte di estranei l’aveva portata ad aggredire un giudice di esposizione.

Quando dico che una manipolazione eccessiva da parte di estranei, diventa deleteria per il proprio cane, mi riferisco ad esempi di questo tipo e il caso di Puszedli calza a pennello.
Il cane, se “vero cane” come potrebbe essere un Afghano, arriva al punto di perdere  la considerazione nel proprio conduttore, arrivando a pensare di metter a posto da solo le cose, purtroppo un comportamento del genere non è accettato dal mondo dell’esposizioni.

Gli Afghani, quelli da esposizioni (purtroppo per loro) necessitano di una continua e accurata toelettatura, per poter sfoggiare in gara un pelo lucido e in ordine, quindi per lui, la spazzola, shampoo, bigodini e persino le cuffie sono l’ordine del giorno.

Mi vengono in mente gli Afghani che vivono allo stato brado, c’è da pensare che nei loro paesi di origine, nessuno si occupa di loro, la loro unica mansione è quella del cacciatore.

Prima di accettare l’incarico ho cercato notizie che parlavano di loro e ho avuto anche la fortuna di parlare con chi li ha visti in quei paesi.
Da quello che ho potuto capire “sono grandissimi cani” nulla a che vedere con i nostri delle esposizioni. 
La resistenza e forza dei Levrieri Afghani è incredibile, corrono alla velocità del vento ed esprimono un aggressività nella caccia impressionante.
Io credo che pochi degli spettatori che osservano un Afghano in gara sappiano queste cose sulle sue origini.

In Turkmenistan li chiamano “Tazi” mentre in quella turca li chiamano “Saluki”, in Kirghizistan li chiamano “Taigan”.
Come in tutte le altre razze di cani, (in questo caso mi riferisco agli ORIGINALI) sono molto più minuti di quelli utilizzati nelle selezioni per le esposizioni, ma io credo dopo quello che ho ricavato dalla mia indagine che ce ne vogliono 100 dei nostri per farne 1 dei loro.
Vi lascio alcune immagini trovate su internet, credo che a guardarli sono molto lontani da come li viviamo noi, la rusticità non è nascosta, anzi forse è ai nostri occhi troppo evidente e magari qualcuno di noi, potrebbe scappare un “oh poverini!!!
Io onestamente li trovo molto Affascinanti, molto Autentici e molto Cani… 

Quindi la domanda che mi sorge spontanea è: “Come può trovarsi un cane con simile genetica in un appartamento, o in gara???
Credo che non vi sia risposta, perché il mondo della cinofilia se vuole  trova sempre una risposta a questo tipo di domande…

Quando incontrai Puszedli la prima volta, era nel suo kennel.
Provai ad avvicinarla, accucciandomi accanto alla gabbia, ma la risposta fu un profondo ringhio.
Era evidente che voleva esser lasciata in pace.
Come non capirla, proiettata in un mondo che non le apparteneva, fatto di cani, persone, odori sconosciuti, per l’ennesima volta portata chissà dove…
Anche la lingua che lei era abituata a sentire, era diversa da quella di origine (Ungherese – Italiano).
Era palese che l’utilizzo dei comandi verbali non sarebbe funzionato, anche se i cani non conoscono il significato delle parole, loro lo associano soltanto a quello delle azioni.
Quindi parlare con lei era inutile, ma lo sarebbe stato anche se lei fosse stata un italiana… Parlare con i cani, è più una nostra abitudine, loro forse ne farebbero anche a meno.

Quindi il mio dialogo con lei è stato solo corporeo (non-verbale), movimenti lenti, lasciando a lei la decisione di avvicinarsi o allontanarsi (lavoro sulla fiducia).
Dissi ad Alessia di lasciarla stare, di non considerarla per almeno una settimana, questo per darle modo di ambientarsi.

La prima fase era stata superata con successo, Alessia riuscì a conquistarla nel giro di pochi giorni, utilizzando il cibo come attrattivo e rispettando i suoi spazi.

Il passo successivo era farla incontrare con la femmina di afghano di proprietà di Alessia ovvero Afra, all’inizio avevamo qualche perplessità, non tanto per la possibile o probabile rissa, (dovevo tenere conto che un possibile scontro, avrebbe potuto segnarle fisicamente i soggetti e visto che entrambe sono due cani da esposizioni ho dovuto valutare bene la situazione), il timore s’è dimostrato infondato, le due femmine si sono messe subito d’accordo. 
Puszedli ha accettato Afra come unica Alfa di quel territorio.
In seguito mi è anche capitato di vederle, cooperare nella caccia alle lucertole, questo atteggiamento mi ha rasserenato maggiormente.

Quando si fa entrare un cane adulto in un territorio dove esistono altri soggetti adulti, il rischio di qualche tafferuglio esiste. 
Quindi occorre tener ben in considerazione: gli spazi, le risorse (cibo-maschi-femmine-giochi) e le precedenze gerarchiche.

Piano piano, prese anche confidenza con Emilio il marito di Alessia, le figure maschili per Puszedli si sono sempre rilevate più difficili, forse memore di esperienze negative nei ring.

Negli incontri successivi iniziammo a lavorare sulla conduzione esterna, dove Puszedli diede prova di grande tranquillità.
Puszedli non usciva mai sola, aveva sempre un cane al suo fianco (tutor) che dimostrava sicurezza, in ogni occasione.
I cani utilizzati come cani appoggio sono stati: 
Afra (Afghano), USA (Labrador) e in fine ho provato a vedere come reagiva con un cane diverso da quelli che nel frattempo aveva conosciuto nel nuovo territorio, quindi decisi di presentarle la mia Luna (Pastore dell’Asia Centrale).

Nel frattempo a casa di Alessia è nata anche una cucciolata di Labrador, ora i piccoli hanno 40 gg, Puszedli è stata messa a relazionare con loro.
Il suo comportamento non è quello della tata che si mette a giocare, anzi è quasi infastidita se le camminano tra le zampe, ma si dimostra molto attenta ai loro spostamenti intervenendo quando succede qualcosa.

Nell’ultimo incontro Puszedli, mi ha stupito ancor di più, mi ha accolto al cancello abbaiando a più non posso, quasi come una guardiana. 
Non s’è dimostrata aggressiva, ma è rimasta al cancello e a gran voce ha segnalato la mia presenza, preoccupandosi dei cuccioli che erano fuori in giardino. 
Sono stata contenta della sua reattività, ho visto un cane diverso, fiero di essere Cane.

Puszedli ha ritrovato se stessa.
La tranquillità vissuta a casa di Alessia l’ha allontanata da quello stress accumulato dal quel mondo caotico chiamato ESPOSIZIONI.

Ma non sono solo state le gare a caricare Puszedli, anche il detentore ha fatto la sua parte, l’ansia da prestazione, la rivalità che si vive sui ring,(atteggiamenti umani) e tutto quello che ne fa da contorno, può arrivare a ledere il proprio animale e il rapporto che si è instaurato con lui.

Il lavoro con lei, non è ancora terminato, ha ancora un test da superare, quello del ring di gara. Valuterò le sue reazioni e il suo approccio alla gara internazionale di Cremona. Vedrò se Puszedli per la gioia della sua padrona avrà ancora voglia di calpestare i tappeti delle esposizioni. 
In caso contrario io credo che Paszedli possa esser utilizzata solo come fattrice, senza portarla a vivere situazioni di vero stress.

Come dico molto spesso “a chi piace fare qualcosa contro voglia??” 
Purtroppo per noi anche il cane la pensa così.

L’ultima vera tappa del mio lavoro, consisterà nel parlare con la sua Proprietaria, dirle cosa dovrà fare da cosa non dovrà fare, per non ritornare al punto di partenza.
Il primo passo, il più difficile è proprio quello di riavvicinarsi a lei.
Dopo due mesi di separazione il rapporto dovrà riprendere lentamente, rispettando i suoi tempi, un pò come ha fatto Alessia per farsela amica.

Quello che la gente non capirà mai è, che noi quando acquistiamo un cane, non è detto che da quell’acquisto/adozione, nasca amore a prima vista. 
A volte per conquistarsi i cani, occorre tempo e pazienza. 
Una volta acquistata la fiducia occorre anche saperla mantenere, questo è il passo più difficile.

Ora vi lascio a qualche immagine di Puszedli durante i nostri incontri.


Notate come un carrello della spesa può infastidire un cane.
Osservate la fotografia sopra e sotto di Puszedli.
Sopra il cane cerca di allontanarsi da me e la sua coda, è bassa, non è in mezzo alle gambe, però mostra titubanza. Mentre sotto Puszedli in passeggiata è serena, la sua coda è alta con un bel ricciolo finale, più sarà alta e più dimostrerà sicurezza e fierezza.

Ora vi lascio all’esperienza diretta di Alessia 

Cambiamento. La parola d’ordine per ogni partenza (o ri-partenza è il cambiamento). Ho condivido e condivido la mia vita con cani semplici-facili, cani con i quali non hai necessità di controllare i tuoi gesti o le tue emozioni, un labrador, se bene selezionato è quasi sempre un essere eternamente felice, una felicità contagiosa è imperitura.

Poi le strane cose della vita mi hanno fatto incontrare i primi afghani, se sono rimasta folgorata, in silenzio (strano per una logorroica come me), osservarli in branco, osservare i loro precisi “riti di branco” il loro comunicare preciso e stringato uno sguardo penetrante di chi ne sa’ più di te perchè esiste da tempi primitivi e lo sa.
Ho passato tre anni a combattere e tutt’ora continuo a combattere con la mia natura emotiva, protettiva e terribilmente umanoide che credo sia l’unico grande ostacolo che esiste tra il poter far diventare il mio afghano un cane “normale”.
Dopo tre anni di lavoro su me stessa sono arrivata a capire quanto atteggiamenti sbagliati di noi uomini, seppur spesso cinofili incalliti possano davvero incidere in maniera pesante sul comportamento di un cane, di un cane primitivo, atavico e permettetemi certamente una spanna avanti rispetto a molti dei cani che abbiamo ormai “divanizzato”.

Così dopo essere riuscita con un cane sul quale caratterialmente forse nessuno avrebbe scommesso, a concludere in solo qualche mese, 5 tra i più importanti campionati di bellezza, il campionato italiano, Internazionale Croato Americano (ebbene si volando in aereo !!!) e da pochissimo lo Sloveno ho deciso che forse potevo dare una mano a qualcuno.

Spesso facciamo grossolani errori di comunicazione davvero più che comunicare dovremmo “comuni-cane” e la Signora Jan Fennel mi perdonerà per aver presto spunto dal titolo di un suo libro.
Ho cercato a lungo una persona che potesse accompagnarmi in questo percorso di cambiamento perchè “nessuno nasce imparato” e seppur io sia cinofila praticamente dalla nascita, ho ancora tanto da imparare, da vedere e da sperimentare. 
Avevo bisogno di una persona empatica, avevo bisogno di lavorare con qualcuno che potesse essere sulle mie corde alla prima “annusata”…perchè anch’io sono un po’ canina…
Così dopo aver conosciuto Katia ci siamo lanciate con anima corpo e buone speranze (in realtà le sue erano migliori delle mie talvolta vacillanti) nell’impresa di recuperare un cane con seri problemi di temperamento. L’afghana in questione di tre anni, è un soggetto di grande pregio genealogico e morfologico, impossibile poter pensare di portarla a un qualunque show, in mezzo a molta gente, troppo vicina e a riuscire a farla interagire (intendo interagire non sopportare) con un branco di altri cani.

Puszedli vive in una bellissima casa e circondata da moltissimo amore e attenzioni, prevalentemente l’unica attività alla quale si dedicava erano gli shows, nonostante una super socializzazione (e anche lì credo che il troppo sia forse equivalente al niente) si è molto spaventata ad uno show molto affollato e questa paura non è mai stata superata negli anni successivi.

Conoscendo bene il suo pedigree ero certa che una certa componente di “diffidenza” (che poi è un carattere di tipicità) circolava sicuramente nelle vene…il grosso problema è il filo sottile che separa la diffidenza e la paura, e un’errata gestione spesso per eccesso di zelo e amore può fare la differenza.

Chissà perchè tutti i cani (o la maggioranza) di afghani nei quali ho notato problemi di temperamento sono cani iper-curati, con iper-attenzioni e iper-amore…posso io stessa dire che nella cucciolata della mia Afra, i cuccioli che hanno ricevuto più attenzioni, cure e iper-attenzioni sono quelli che si sono rivelati maggiormente problematici rispetto a quelli della cucciolata che hanno avuto un ruolo nella vita dei loro proprietari “marginale” non intendo trascurati intendo semplicemente quelli che hanno fatto i cani!
L’arrivo di Puszedli dall’Ungheria è stato abbastanza “forte” per me…il cane era inavvicinabile…ricordo ancora che al secondo giorno insieme decisi di liberarla in giardino (tutto meticolosamente cintato) ottimo mi ci vollero 24 ore per riuscire a riprenderla, era in piena e totale crisi di panico.
Katia conoscendo la mia ansia aveva fatto un preciso elenco di “cosa fare, cosa non fare” aggiungendo la raccomandazione “abbi pazienza vedrai che ti stupirà”…
Sono passati quasi due mesi, e adesso Puszedlii è felice quando sente il rumore di apertura del cancello, felice di uscire ed è facilmente gestibile nella vita di tutti i giorni.
Oltre al benessere mentale è migliorato anche il suo fisico, la sua muscolatura e il suo aspetto in senso generale.

Il suo cambiamento è stato risultato di un cambiamento nella sua gestione, non sono stati utilizzati appoggi farmacologici di NESSUNA natura, fatta eccezione per l’utilizzo del DAP.

A Novembre Puszedli tormerà nella sua casa in Ungheria, sono certa che mi mancherà, ma questo è stato ed è un grande training anche per me, compresa la decisione certamente giusta etica e razionale che lei ritorni nella sua casa. 
Nel frattempo spero che il mio percorso di crescita continui e spero che l’incontro con Katia possa, andando avanti, portare il massimo giovamento nella gestione dei miei cani che sono poi, tutta la mia vita.
Alessia Giulia Aleppo 

Autore Testo e Foto: Katia Verza
Materiale coperto da COPYRIGHT.

Le immagini degli Afghani sono state tratte da internet.

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Mi dedico con passione ai Cani Lupi Cecoslovacchi, alla Educazione Cinofila, e a tutto il mondo del Quattro Zampe... Amo condividere le esperienze di vita con i nostri amici pelosi, con chi nè ha, o con chi ne vorrebbe avere... Il mio motto è: la conoscienza e il sapere non hanno età...
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Una risposta a QUANDO LE GARE POSSONO DIVENTARE STRESSANTI PER IL CANE…

  1. E che dire… ancora una volta Katia ha colto nel segno. Chi mi conosce sa che pure io frequento le esposizioni, anche ultimamente ho ridotto drasticamente e sto seriamente valutando di andarci solo quale spettatrice a quelle più belle all'estero (Germania soprattutto).
    Leggendo Katia ho ritrovato molto della mia esperienza con Nyal, mi interessava andare in esposizione con lui, volevo mettermi in gioco concorrere, questo mi ha portato a dei conflitti con il mio cane, e il brutto è sempre quando il proprietario entra in conflitto con il suo cane, perchè sono problemi che sono lunghi da sistermare, bisogna ritornare al 1 cerchio di sviluppo (teoria di Ellis). Ma questo il comportamentalista o l'istruttore cinofilo non te lo dirà mai… perchè noi siamo sempre abituati a lavorare sul cane e mai su noi stessi. Nyal non era un soggetto da esposizione, non per la bellezza, che può essere soggettiva, ma per l'indole. Per fortuna mio marito mi fece aprire gli occhi e smisi di portarlo in esposizione, penso che lui mi ringrazia ancora oggi. Poi vabbè la mia storia con lui è diversa da quella di Pszedli.
    In ogni caso ho poi continuato con Afrika, ottenendo degli ottimi risultati. Ma ogni volta che entro nel ring ho sempre la certezza e la consapevolezza che lo faccia solo per farmi piacere. Ho visto proprietari di cani picchiare i loro cani perchè non hanno vinto, perchè non hanno fatto le belle statuine. Vedo ogni giorno cani sottoposti a toalettature strazianti e stressanti. E mettiti qui… ti faccio il cuffetto, ti metto i pacchettini, no devi guardare in questa direzione. Una sputnatina ai peli tra le zampe. Una impolverata con il borotalco, l'accontonatura. Katia li chiamerebbe cani svuotati. Ed è vero! Perchè non venitemi a dire che al cane piace stare sul un tavolino o in una gabbia per ore e ore a farsi strapazzare da perfetti sconosciuti. O è questione di abitudine. Come non venitemi a dire che il cane prova piacere o deve stare immobile mentre si fa guardare i denti. Se il cane lo fa lo fa per noi. Ma non ci rendiamo conto del grave gravissimo errore che facciamo, perdiamo credibilità agli occhi dei nostri cani, perdiamo di valore di fronte a loro. Perchè poi ci deve ancora dare retta?
    Più accumulo esperienza cinofila, anche se sono ancora prima dell'inizio e più pian piano mi sto allontanando da quelle che sono le espo e il mondo delle esposizioni. Spero un giorno di disintossicarmi del tutto (come dice scherzosamente mio marito). Vorrei spendere ancora due parole e congratularmi con il lavoro fatto da Katia, che stimo moltissimo e visto che è in relazione al lavoro di rieducazione e recupero che fa Ellis con gli animali traumatizzati o con problemi di relazione con i proprietari. È un piacere sapere che non è necessario andare in Inghilterra da Shaun perchè anche Katia lavora con lo stesso metodo.
    Vorrei incoraggiare Alessia e confermarle che ha incontrato la persona giusta per la sua Pszedli 🙂
    Un'ultima cosa, è vero che le immagini dei cani postate da Katia non sono le immagini degli Afghani toalettati bellissimi e algidi che siamo abituati a vedere, ma se li guardiamo attentamente vediamo che sono ugualmente felici di stare al mondo.

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